Succede spesso che molte delle iniziative in cui ci impegniamo si incaglino perché nel processo manca qualcosa: c’è un vuoto, una mancanza, un gap.

È qualcosa che non dipende da noi, una responsabilità di altri. Pensiamo che tutti se ne siano accorti, che qualcuno ci stia lavorando. Non è così. I vuoti rimangono. Noi andiamo avanti lo stesso, ci prendiamo qualche rischio e in modo circospetto ci muoviamo.

Ed è questa la novità: se prima era “fare attenzione”, adesso è “prendere l’iniziativa”. Dobbiamo colmarlo, il vuoto, in prima persona, con grande senso di responsabilità e la capacità di assumere i rischi che il “il fare” genera.

Non possiamo più aspettarci che siano altri a risolvere i problemi che vediamo.

Non basta più prendere coscienza del pericolo – mind the gap – occorre lavorare per aggiungere la parte che manca: bridge the gap!